Bismarck

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Corazzata Bismarck, modello di proprietà di Lamberto Picchi in scala 1 a 72 lungo circa 310 cm. E’ provvisto di tre motori elettrici, impianto fumogeno, movimentazioni torri in rotazione e brandeggio, illuminazione, allarmi e sirene.

Breve storia della Bismarck:

(La storia della nave nel dettaglio è disponibile qui)

La Bismarck fu una nave da battaglia tedesca della seconda guerra mondiale, così battezzata in onore del cancelliere del XIX secolo Otto Von Bismarck (1815-1898). È famosa per l’affondamento dell’incrociatore da battaglia Hood e per la caccia successiva che le venne data che portò alla sua distruzione. Era la corazzata più potente mai costruita, ma visse solo un anno. Con la Seconda Guerra Mondiale, la Marina tedesca si era trovata a combattere in condizioni di inferiorità numerica nei confronti della flotta inglese. All’epoca il Fuhrer assegnava la priorità all’Esercito e all’Aviazione, poiché la Germania doveva espandersi sul continente, verso Est. Uno scontro navale con la Gran Bretagna (ed eventualmente con gli Stati Uniti) non appariva inevitabile e comunque non era previsto prima del 1947-1948; ma l’entrata in guerra degli inglesi costrinse la Marina germanica a combattere prematuramente, quando il suo piano di rafforzamento era appena iniziato. La più potente unità allora in collaudo era la corazzata Bismarck, partorita dai cantieri Blohm & Voss di Amburgo e vero orgoglio della Kriegsmarine.  Il battesimo del fuoco venne solo nel 1941, quando l’ammiraglio Erich Raeder, comandante in capo della Marina, ideò l’Esercitazione Reno, un’ambiziosa missione volta ad interdire i traffici navali nell’Atlantico del Nord. I tedeschi avrebbero spazzato l’oceano con un duplice colpo di maglio: da Sud, gli incrociatori Scharnhorst e Gneisenau e da Nord la Bismarck e l’incrociatore Prinz Eugen avrebbero preso fra due fuochi i convogli inglesi. Il piano fu stravolto dal danneggiamento dei primi due incrociatori da parte di aerei nemici che attaccarono la loro base di Brest, nella Francia occupata. La tenaglia non era più attuabile, ma l’ammiraglio Raeder ordinò comunque che la Bismarck e il Prinz Eugen lasciassero il 18 maggio 1941 Gotenhafen, nel Mar Baltico, per portarsi verso le acque polari, aggirare l’Islanda e infine scendere verso Sud, distruggendo ogni unità nemica segnalata. Le due unità, al comando dell’ammiraglio Gunther Lutjens, passarono lo Stretto del Kattegat e si diressero in Norvegia, dove fecero scalo nei fiordi presso Bergen. Il 22 maggio la Bismarck e il Prinz Eugen salparono dalla Norvegia e volsero la prua verso le fredde solitudini nordiche, ignorando che un caccia inglese Spitfire li aveva fotografati il giorno prima da una quota di 7000 metri. La Royal Navy era in allerta e sguinzagliò tutti i suoi battelli per braccare quella tremenda balena d’acciaio. La corazzata tedesca aveva intanto oltrepassato il Circolo Polare Artico per poi volgere a Sud rasentando la calotta glaciale della Groenlandia, quando fu avvistata da incrociatori inglesi che diedero l’allarme. All’alba del 24 maggio accorse a contrastare le due navi di Lutjens la squadra dell’ammiraglio Holland, forte del possente incrociatore da battaglia Hood. La Bismarck ingaggia l’incrociatore inglese da battaglia Hood di 41.000 tonnellate, lo colpisce e fa esplodere il deposito munizioni e l’affonda in due tronconi netti, con i suoi 1400 marinai. Tre soli i superstiti. Quando la notizia giunse a Churchill, dopo un attimo di incredulità pronunciò poche parole: “LO HOOD E’ SALTATO IN ARIA, MA PER LA BISMARCK E’ FINITA” Sulla corazzata tedesca non si riesce a festeggiare a lungo. I colpi nemici avevano fatto imbarcare acqua al gigante, rendendo inutilizzabile una parte della nafta; fu così che Lutjens ordinò al Prinz Eugen di sganciarsi per continuare la guerra corsara, mentre la Bismarck si sarebbe diretta verso la Francia. Le navi britanniche, nonostante le burrasche, si mantennero in contatto radar con la loro preda e dalla portaerei Victorius partì pure un infruttuoso attacco aereo, ma il 25 maggio la corazzata riuscì a seminare gli inseguitori. Gli Inglesi setacciarono una vastissima porzione di oceano, mobilitando qualcosa come 60 fra navi e sommergibili, finché il 26 maggio un idrovolante Catalina della Raf la avvistò ancora a circa 1300 km a Ovest di Brest. La sera stessa dal ponte della portaerei Ark Royal decollavano 15 biplani Swordfish, aerosiluranti vecchi ma robusti, che assalirono la Bismarck. Attaccata da forze preponderanti e menomata nella capacità di manovra dagli attacchi di aerosiluranti (che riuscirono a distruggere il timone principale), la Bismarck fu destinata a soccombere. Lontana dal continente, fuori dalla copertura aerea tedesca, era ormai condannata, e Lutjens lanciò alla Germania l’ultimo comunicato radio: «Non è più possibile manovrare. Combatteremo fino all’ultimo proiettile. Lunga vita al Fuhrer!». Il mattino seguente una squadra inglese guidata dall’ammiraglio Tovey si avventò sulla corazzata morente. Le navi da battaglia King George V e Rodney e i loro incrociatori gregari fecero fuoco furiosamente sulla Bismarck. Anche se i marinai tedeschi reagirono con coraggio, le torri della corazzata furono presto ridotte al silenzio. Ma 700 colpi non furono sufficienti ad affondarla. Alle ore 10.31 del 27 Maggio 1941 la BISMARCK si capovolse ed iniziò ad affondare di poppa, trascinando con se quasi tutto l’equipaggio. Il DORSETSHIRE e il caccia MAORI iniziarono il salvataggio dei superstiti in mare, ma dovettero allontanarsi in fretta a causa di un allarme per la presenza di U-BOOT .La Bismarck si inabissava così, portandosi negli abissi la maggior parte dei duemila uomini che l’avevano animata.


Il progetto

La storia nel dettaglio

La realizzazione passo passo

 

Alcune foto del modello:

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