Terminologie Navali

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Abacà
Fibra tessile d’una specie di banano, che si coltiva abbondantemente nell’Asia meridionale, nelle Filippine (onde è anche detta Canapa di Manila o semplicemente Manila) e nella Malesia. Dà fibre fine di color biancastro, setose e resistenti, che si usano, invece delle canape, per far tele, tappeti, stuoie, ma sopra tutto cavi e strambe. Le corde di abaca non vanno soggette a marcire, anche non incatramate, e sono di modico prezzo.

Abbattere
Il muoversi angolarmente di una nave, sia veliera sia a propulsione meccanica, intorno al suo asse verticale da un lato o dall’altro. Voce usata particolarmente per indicare il movimento angolare che si fa compiere a un veliero nell’atto di mettere alla vela levando l’ancora dal fondo, e quello che esso compie nel momento più difficile del virare in prua, cioè nell’oltrepassare il letto del vento. Accostare o venire a dritta o a sinistra. Mettersi al vento, prender vento.

Abbertunà (corso)
Piegarsi (di un bastimento da un lato). Anche Allatà.

Abbisciare
Preparare sopra spazio libero una gomena o una catena ad ampie spire, in modo che ognuna di queste sia libera di svolgersi rapidamente e senza impedimento.
(Da biscia. Cfr. “asserpolare”).

Abboccare
Mettere il bastimento alla banda, tanto da rasentar l’acqua o da lasciarla entrar dentro fino a sbandare, capovolgersi e affondare.

Abbordare
– Prendere terra, approdare.
– Avvicinare, accostare, assalire, arrembare, urtare, investire bordo contro bordo. Di punta, per fianco. Nella collisione l’urto è fortuito; nell’investimento o cozzo può essere volontario; nell’ arrembaggio è dovuto ad assalto guerresco.

Abbozzare
– Mettere la bozza. Legare con la bozza. Anche imbozzare.
– Un bastimento è abbozzato quando, dal modo speciale dell’ancoraggio, la prua non gira secondo il vento.
– E per abbozzare una gomena occorre, dopo gittata e filata l’ancora, legarla con la bozza alla bitta.

Accastellato
Vedi castello.

Acqua
– Far acqua: imbarcare acqua per effetto di falle o avarie.
– Far l’acqua: rifornimento e conservazione di provviste di acqua dolce per l’uso di bordo.

Alabbasso
Le corde che servono per tirar giù quelle vele di taglio che si chiamano fiocchi e vele di strallo, e quelle vele auriche che si chiamano rande a picco fisso e controrande. La voce alabbasso si estende a indicare qualunque corda destinata a tirare giù un oggetto o a guidarlo nella discesa.

Alare
Tirare orizzontalmente con forza un cavo, una catena a bordo o a terra.

Alberi
v. Alberatura

Alidada
Parte del goniometro solidale con il collimatore, che porta uno o due indici diametralmente opposti per la lettura sul cerchio graduato (Zingarelli 2001).

Alleggio
– Sgravio di tutto o di parte del carico per alleggerire la nave.
– Zattera o maona dove le navi, nei porti, scaricano le merci.
– Anche quel piccolo foro praticato nel mezzo dello scafo, dal quale si fa eventualmente uscire l’acqua entrata in navigazione, quando le imbarcazioni sono tirate in secco. Il tappo dell’alleggio (o allievo) è da alcuni chiamato zaffo.

Alzaia
– Sistema funicolare per alzare grossi pesi, formato da una corda di fibra o metallica avente un’estremità legata ad un punto fisso, e che passa in una carrucola mobile, cui è agganciato l’oggetto da sollevare.
– Fune per trainare le imbarcazioni nei fiumi e nei canali, controcorrente.

Amanten natante si utilizza un’ancora a presa o un “peso morto”, ossia un oggetto tanto pesa
Sistema funicolare per alzare grossi pesi, formato da una corda di fibra o metallica avente un’estremità legata ad un punto fisso, e che passa in una carrucola mobile, cui è agganciato l’oggetto da sollevare.
Dal greco imaς , imantoς , “correggia”.

Ancora
Per “ancorare” una tenda poter trattenere l’imbarcazione per mezzo di una cima.
Le prime ancore a peso morto erano probabilmente costituite da pietre imbragate con sagole di fibra vegetale o di pelle, assicurate a una cima. Successivamente le pietre, lavorate in forma regolare, furono munite di fori nei quali far scorrere l’estremità della cima, mentre all’estremità inferiore venivano praticati fori atti a trattenere marre, di legno o di pietra, per far presa sul fondo.
Le ancore litiche più antiche risalgono al III millennio, conservate presso il museo di Budrum, Turchia.
Il termine ancora – dal greco agcura – risale probabilmente al VII sec. a. C. per designare l’attrezzo “a presa”, simile all’ancora moderna. La figura rappresenta l’ancora “Ammiragliato”, con le sue parti componenti.
Una trattazione esaustiva dell’argomento, corredata di immagini che descrivono l’evoluzione dell’ancora dai reperti litici del III millennio a.C. fino ai vari modelli moderni, si trova nel saggio di Piero Dell’Amico, pubblicato come Supplemento n. 2 (1999) alla Rivista Marittima, mensile della Marina Militare dal 1868.

Antenna
La lunga asta di legno a cui si allaccia il lato superiore d’una vela latina (triangolare), che viene alzata sull’albero in posizione inclinata verso poppa. Può essere composta di uno o più pezzi.
L’estremità superiore si chiama “penna”; quelle inferiore, più grossa, “carro”

Arrembaggio
Assalto a un bastimento dopo averlo abbordato.

Arrembaggio. Incisione di J.-J. Baugean, data non nota (da Giovanni Santi-Mazzini, Ars Maritima: navi e barche dal XVI al XIX secolo, Gribaudo, Cavallermaggiore, 2000)

Arridare
Dare la necessaria tensione alle corde di canapa o metalliche, chiamate “manovre fisse” o “dormienti” (sàrtie. stralli, draglie ecc). Tendere le manovre correnti si dice invece tesare.

Azimuth
Dall’arabo as-sumut “direzioni”. E’ l’angolo tra il circolo verticale di un astro e il meridiano del luogo di osservazione (Zingarelli 2001).
B
Il nome di un gagliardetto della serie internazionale delle bandiere dei segnali: tutto rosso. Significa: Sto imbarcando o sbarcando materie esplosive.

Baderna
Treccia fatta con vecchie filacce di canapa, che si avvolge intorno a cavi, catene, alberi e pennoni nei punti in cui occorre evitare i danni dello sfregamento.
Si fanno pure baderne in amianto o in cotone imbevuto di grasso, per assicurare nei macchinari a vapore la perfetta tenuta stagna nei punti di passaggio di organi in movimento (aste di stantuffi, alberi motori, ecc.)
(Franc. Baderne, dal 1782. Di origine oscura. Cfr. napol. Paterna “ciascuna delle funi minori che servono a alzare il maglio”).

Baglio
Ognuno dei pezzi di costruzione che, posti a traverso della nave da un fianco all’altro, sostengono i tavolati dei ponti e legano le coste di un lato con quelle dell’altro. Sono robuste travi squadrate sulle navi in legno, verghe angolate di ferro o d’acciaio sulle navi metalliche. Sono leggermente curvi con la convessità in alto.
Venez. Sbagio.

Balbettare
Si dice della vela quando è percossa dal vento nel filo, cioè batte e fileggia (Guglielmotti). Oggi è più usato Fileggiare

Balestrare
Tirare un cavo già in tensione e legato a una caviglia, agguantando il cavo al disopra della legatura suddetta ed esercitando la trazione perpendicolarmente alla direzione seguita dal cavo medesimo, come se questo fosse la corda d’una balestra. Contemporaneamente si fa scorrere la legatura alla caviglia, in modo da ricuperare quel che si tira.

Balestriglia
Grossolano strumento misuratore d’angoli, con cui, assai prima dell’invenzione del sestante, i naviganti misuravano le altezze del sole e della Stella Polare.
– Vedi BALESTRIGLIA nella sezione STRUMENTI.

Balestrone
Anche livarda, cocchina, struzza: antenna imboccata da una parte nell’angolo superiore ed esterno della tarchia, e dall’altra in un paranchino fissato all’albero, che è posta in diagonale rispetto a tale vela e serve a distenderla affinché possa prendere vento.

Balipedio
Stabilimento attrezzato per l’esecuzione di tiri sperimentali per prova o collaudo delle artiglierie o delle corazze e per ricavare gli elementi necessari alla compilazione delle tavole di tiro. I tiri vengono eseguiti verso terra su appositi campi di tiro e, in taluni casi, verso mare. La R. Marina ne possiede due, l’uno a Viareggio e l’altro alla Spezia.

Ballottare
Navigare malamente, oltre che per il vento e per le onde, anche per cattivo governo.

Bandiera
Il nome deriva da banda, ossia striscia dipinta.
Oltre alla bandiera nazionale, è determinata con legge dello Stato anche la bandiera mercantile.
Bandiere particolari (stendardo, gagliardetto, guidone, piedigallo, cornetta, fiamma, jack) sono quelle appartenenti alle Autorità nazionali e locali, ai diversi reggimenti e corpi, all’Autorità in comando.
Numerose e varie per colori e forma, le bandiere dei segnali, che si stendono in bella mostra in segno di festa per l’impavesata di una nave.
La bandiera della Marina Militare, definita don D.L. 1305/1947, reca lo stemma della Marina – a forma di scudo sannitico, con gli stemmi delle Repubbliche marinare, sormontato da una corona turrita – applicato sul campo bianco. Lo stemma della Marina mercantile non ha la corona.
La Rivista Marittima ha pubblicato nel 1992 un supplemento ad opera di due noti esperti di storia militare – Gino Galuppini e Franco Gay – che descrive la storia delle numerose bandiere appartenenti agli Stati italiani e alla Repubblica.

Barbetta
Su ogni imbarcazione a vela o a motore, ciascuno dei due pezzi di corda, lunghi da 10 a 20 metri, impiombati rispettivamente a due anelli infissi nell’interno dello scafo, a poppa e a prua. Servono per dare e prendere il rimorchio e per l’ormeggio.

Barcarizzo
In passato, il luogo del ponte di coperta dove si teneva l’imbarcazione più grande, da cui questa veniva calata in mare e rialzata. Oggi, ciascuna delle aperture di accesso alla nave, praticate nelle murate, generalmente all’altezza del ponte di coperta, cui – quando la nave è all’ancora – si applicano le scale esterne che conducono dal pelo dell’acqua al ponte suddetto. Su qualche grande nave sono due per lato.

Bigo
E’ formato con due aste del diametro massimo compreso fra i 2/3 e i 3/5 di quello dell’albero di maestra, che vengono drizzate sulla coperta, dopo averne unite le teste con una forte legatura e averne assicurato i piedi a murata ai due lati opposti del bastimento. La lunghezza delle aste dipende da quella dell’albero che si vuole alzare e dalla dimensione dei bozzelli. Affinché l’albero rimanga in posizione sensibilmente verticale, è necessario che la legatura del birro cui è attaccato il bozzello inferiore sia a circa 3/5 della lunghezza totale a partire dal piede. Per avere la lunghezza della parte di asta al di sotto della legatura, a questa misura si aggiunge da quattro a cinque volte la lunghezza di un bozzello più l’altezza della murata. Mediamente la lunghezza di un’asta è da ¾ a 4/5 di quella dell’albero di maestra più l’altezza della murata.

Bigotta
Come il bozzello, serve per il passaggio di una corda, ma senza rotelle. E’ di legno duro, a forma sferoidale schiacciata, e ha nel mezzo, in senso normale alle fibre, tre o quattro fori scanalati. Le bigotte si mettono a coppie all’estremità di ognuna di quelle corde che, una volta tese, non si debbono più toccare. Le due bigotte, con un canapo (corridore o collatore) che passa dall’una all’altra, alternatamente per i loro fori, formano una specie di paranco, con cui la manovra dormiente viene tesa e fermata.

Bittalò
Sulle galee è la freccia di legno posta orizzontalmente verso prua, in prolungamento del tagliamare. Su di essa poggiava dai due lati un graticolato che fungeva da latrina per l’equipaggio.

Bolina
Manovra corrente che serve a tirare verso prora il lato verticale di sopravvento d’una vela quadra, quando il veliero voglia stringere il vento. In tal modo si apre maggiormente la vela al vento, e il veliero può navigare su di una rotta più prossima alla direzione d’origine del vento, di quella che sarebbe consentita dalla sola massima inclinazione dei pennoni.

Boma
Nelle navi a vela, trave cilindrica orizzontale, avente un’estremità libera e l’altra fissata con perno di rotazione alla parte più bassa dell’albero poppiero (mezzana), a piccola distanza dal ponte di coperta. E’ lunga tanto da oltrepassare un poco con l’estremità libera la poppa della nave, ed è suscettibile di movimento angolare in un piano orizzontale. Serve per distendere il lato inferiore della randa.

Bordeggiare
Modo di navigare di un veliero che debba raggiungere un luogo mentre il vento gli è nettamente contrario: consiste nell’avvalersi del vento prendendolo alternatamente, per tratti più o meno brevi, sulla dritta e sulla sinistra, e compiendo così, a zig-zag, percorsi le cui direzioni siano tanto prossime a quella d’origine del vento, quanto lo consente la massima inclinazione della velatura. I singoli percorsi si chiamano bordata o bordo. Per passare da una bordata alla successiva, il veliero fa la manovra che si chiama viramento di bordo.

Bordonaro
Nelle tonnare il nome di una delle camere subacquee circoscritte da reti e tra loro comunicanti, nelle quali successivamente si fanno passare le frotte dei tonni provenienti dal largo.

Borello
Piccolo cavicchio di legno, di forma leggermente tronco-conica, che serve per unire due corde terminanti ambedue con un occhiello: inserito un occhio nell’altro, s’infila il borello nel primo, cosicché – essendo le due corde in tensione – il borello rimane stretto e impedisce ai due capi delle funi di separarsi.

Bosa
– Ciascuna di quelle maniglie di funicella, impiombate sulle ralinghe di caduta delle vele quadre per vari usi.
– Bose per le branche di bolina: tre per lato, destinate a ricevere nell’andatura di bolina i tre capi della branca di bolina.
– Bose per i terzaroli: in ogni lato, una all’estremità di ciascuna benda di terzarolo, destinata a ricevere la borosa rispettiva.
– Bose per i paranchini di terzarolo: in ciascun lato una, al disotto dell’ultima mano di terzarolo.

Bozza
Pezzo di fune, o di catena, fissato con un’estremità a un punto fermo, in prossimità del passaggio di una manovra o di una catena in lavoro; con l’altro capo serve a trattenere questa temporaneamente, evitando che si perda quel che si è tirato quando, cessata la trazione, si debba dar volta definitivamente alla manovra o catena.

Bozza alla barbaresca
Sono fatte con un pezzo di cavo con circonferenza pari a 3 volte e ½ – 3 volte e ¾ il calibro della catena. La lunghezza è pari a 36 o 40 volte la circonferenza. Un’estremità della bozza reca un gancio semplice e l’altra termina con una sottile legatura sui cordoni. Si vincola la catena con diverse spire ben distese della bozza, e si assicura la cima di questa con un morsello o con una salmastra. A volte si formano bozze alla barbaresca a doppio, introducendo il doppino di un cavo di sufficiente grossezza nell’anello di coperta, e impegnando quindi le due cime in quella gassa.

Bozzello
Nome generico delle carrucole in uso nella Marina. Il modello più semplice consiste in una cassetta ovoidale, di legno duro o di ferro, a una o più cavatoie nelle quali sono imperniate le rotelle o pulegge si cui devono scorrere le corde. La cassa è stretta da un cerchio di corda fasciata, o di ferro, che a una estremità forma un piccolo anello per la sospensione del bozzello.

Braga
Pezzo di cavo o catena destinato a cingere gli oggetti pesanti da sollevare (balle, travi, botti, ecc.), o a forma di anello, cioè con i capi impiombati tra loro, o formante con i due doppini un nodo scorsoio che stringe l’oggetto; oppure con i due capi terminanti con ganci (braga da botte).

Brancarella
Ciascuno dei due brevi pezzi di corda che riuniti mediante redance formano la “branca di bolina”. I tre capi si legano alle bose.

Brattare
Il modo di vogare con il remo da bratto usato in alcuni piccoli battelli che hanno la poppa quadrata e senza timone. Il remo, della forma usuale, viene appoggiato in un incavo praticato al centro dell’orlo della poppa, ed è messo a mare in direzione della chiglia. La voga consiste in una serie di rapidissimi mezzi giri alternati in un senso e nell’altro, che si fanno compiere al remo intorno a se stesso. La pala del remo prende in tal modo una specie di movimento elicoidale, che imprime al battello il moto in avanti. Il vogatore è rivolto verso poppa e volge ogni tanto il viso a prua per controllare la direzione.

Bucanieri
Uomini di mare, più di tutto francesi, inglesi od olandesi, che esercitarono la guerra piratica contro la Spagna, nel Mar Caraibico, dal secolo XVI al trattato di Utrecht (1713).
(Dal francese boucan “carne che i Caraibi facevano seccare al fumo; capanna in cui alle Antille si affumicavano la carne e il pesce “, avendo gli avventurieri francesi adottato il modo di arrostire la carne usato da quegli indigeni) (v. corsari, filibustieri, pirati).

Bugna
Sono le parti della vela dove si legano le mure e le scotte, oppure si incocciano i bozzelli per questi cavi, quando sono a doppio. Le bugne delle basse vele, gabbie, velacci ecc., sono fermate agli angoli inferiori con una redancia nell’angolo del gratile, dove il bozzello è assicurato con un gancio doppio.
Nelle basse vele la maniglia è più larga e sopra vi scorrono due redance, l’una per il bozzello della mura e l’altra per quello della scotta.

Buttafuori
Asta che, appoggiata con un’estremità a un punto fermo, serve a spiegare in fuori una vela, oppure a offrire un punto d’appoggio o di passaggio a una manovra dormiente o corrente, affinché abbia la direzione più efficace per il suo scopo.
C
Nome di una bandiera quadra nella serie del Codice internazionale dei segnali. Alzata sola significa: Sì.

Cabotaggio
– Nel suo senso originario questa voce designava genericamente la navigazione costiera. Si restrinse poi a designare soltanto la navigazione costiera con scopi commerciali. Nell’uso odierno e nella legislazione marittima ha le seguenti accezioni:
– Cabotaggio: la navigazione commerciale che si svolge tra un porto e l’altro dello Stato, lungo il littorale. Anche piccolo cabotaggio.
– Gran cabotaggio: la navigazione commerciale che si svolge nei mari e lungo le coste seguenti: in tutti i mari dell’Europa meridionale e settentrionale; lungo le coste oceaniche d’Europa, delle Isole britanniche e d’Africa fino al Senegal, ma a non più di trecento miglia dalle coste medesime; nel Mar Rosso, nel Golfo Persico e lungo le coste indiane sino a Bombay e isole adiacenti. Secondo la legge 11 luglio 1904, n° 355, l’esercizio del cabotaggio lungo le coste italiane è riservato alla bandiera nazionale, salvo trattati o convenzioni che dispongano diversamente.

Caccia alla volpe
Sport di allenamento in uso tra marinai, nel quale la volpe è un’imbarcazione leggera coadiuvata da alcuni defenders (detentori d’un campionato, coppa, ecc., che difendono il titolo), appartenenti alla nave che dà l’imbarcazione volpe. Il gioco consiste nell’agguantare la coda della volpe, che sarà filata di poppa per la lunghezza di circa due metri (Bustico).

Caciabaderna(ancon.)
Succhiello da calafato.

Calcese
Estremità superiore degli alberi che portano vele latine, foggiata a sezione quadrilatera, in cui è intagliata la cavatoia con puleggia per il passaggio dell’ amante dell’antenna. Così erano fatti gli alberi delle galee.

Cappello
Ghia semplice che, per ognuna delle grandi vele quadre (basse vele e gabbie), quando sono serrate, serve ad alzare e sostenere il centro della vela, dove è raccolta la maggior quantità di tela e quindi un maggior peso.

Cardanica
Congegno di sospensione che permette di sorreggere un corpo lasciandone libero l’orientamento. Dal nome del matematico G. Cardano (1501-1576).

Carena
La parte immersa della nave, che si estende dalla chiglia alla linea di galleggiamento a pieno carico. Anche opera viva, in opposizione a opera morta, ossia la parte dello scafo che emerge.

Carronata
Cannone navale in ghisa, corto, di breve gittata, con cui, dall’ultimo quarto del XVIII secolo fino a circa il 1830, si armarono i ponti scoperti delle navi veliere.

Casseretto
Ponte parziale, soprelevato rispetto al ponte di coperta, che sui velieri si estende dall’estrema poppa fino all’albero poppiero (mezzana). La sua parte prodiera, guarnita di ringhiera, costituisce il ponte di comando della nave a vela. Lo spazio coperto dal casseretto è generalmente destinato ad alloggi. Molti piroscafi e motonavi mercantili hanno il casseretto allo scopo di disporre di un maggior spazio per gli alloggi, oppure per guadagnare in ampiezza della stiva poppiera quanto si perde per le forme più sottili dello scafo a poppa.

Castello
Sui velieri era il ponte parziale soprelevato al ponte di coperta, estendendosi dalla estrema prora quasi fino all’albero di trinchetto. Quasi tutte le motonavi e i piroscafi moderni hanno il castello, mentre tra le navi da guerra lo hanno gli Esploratori e i Cacciatorperdiniere, perché tale sovrastruttura li abilita a navigare ad alta velocità con mare grosso di prua, senza imbarcare troppa acqua. Lo spazio sottostante al castello è generalmente destinato ad alloggiare l’equipaggio.

Cavicchio
Piccolo cuneo di legno duro, generalmente usato per tappare i fori lasciati dai chiodi – schiodati – nelle tavole del fasciame.

Caviglia
– Sottile pezzo di legno durissimo, usato in luogo dei chiodi metallici per unire le tavole dei fasciami alle coste, nella costruzione delle navi in legno.
– Bastoncello di legno duro o di metallo, lungo una trentina di centimetri, lavorato al tornio, e più grosso da un capo. Infilato verticalmente in un foro praticato in luogo acconcio, serve per legarvi una corda in tensione nel modo detto volta di caviglia.
– Ciascuno dei raggi della ruota del timone, le cui estremità sporgenti dalla periferia della ruota stessa, vengono impugnate dal timoniere per girarla. Il comando “una o due caviglie di timone a dritta o a sinistra, all’orza o alla puggia”, vale per far girare la ruota del timone di una o due caviglie nel senso indicato.
– Caviglia per impiombare: arnese di legno o di ferro con la cui punta ricurva si allargano i legnoli dei cavi per fare le impiombature.
Le caviglie sono solitamente di ferro, di legno d’elce, di legno santo o di bosso. Quelle di ferro sono molto incurvate verso la punta. Nell’impugnatura è praticato un foro, dove si passa una cordicella per appenderle o per portarle a tracolla.

Cavigliera
Con questo nome si indicano quelle robuste sbarre di legno o di metallo, saldamente fissate in quei punti della nave dove discendono le manovre correnti dell’alberata. Su ognuna è praticata una serie di fori per infilarvi verticalmente le caviglie a cui le manovre sono fissate con la volta di caviglia. Le cavigliere sono fissate ai piedi tutti gli alberi, compreso il bompresso, lungo le murate e nelle coffe.

Ceppo
Nelle ancora del modello tradizionale, la forte traversa, posta sull’estremità superiore del fuso, in croce con esso. E’ disposto nella direzione perpendicolare a quella in cui dal fuso si diramano le marre, e la sua lunghezza è maggiore della distanza tra le unghie di quelle. In tal guisa si ottiene che l’ancora affondata, appena tesa la catena, si disponga col ceppo posato orizzontalmente sul fondo, e morda quest’ultimo con una marra.

Chiglia
Il primo e più importante elemento dell’ossatura della nave: pezzo di costruzione rettilineo che, correndo da poppa a prora, costituisce il membro centrale del fondo della carena, su cui s’incastrano le coste, cioè i pezzi che formano le ossature dei fianchi. Per il suo scopo e anche per la sua apparenza, si può dire che la chiglia è la spina dorsale della nave. E’ di un pezzo unico nelle piccole imbarcazioni; di più parti intestate tra loro, nelle grandi imbarcazioni.

Cicala
L’anello o il maniglione di ferro, imperniato all’estremità superiore del fuso dell’ancora per ammanigliarvi la catena.

Cima
– Ogni corda di fibra vegetale di piccole dimensioni. Non si dà questo nome ai grossi cavi piani, alle gòmene e gomenette, ai gherlini, e ai cavi metallici.
– Ciascuna delle estremità di una corda.
– Cima buona, cima cattiva: in un cavo aggomitolato a successive spire, l’una sull’altra, s’indicano così, rispettivamente, l’estremità libera, che rimane al di sopra di tutte le spire, e quella di sotto.
– Ciascuna delle estremità degli alberi e delle aste verticali. Più usato Testa.

Ciurma
Nome collettivo di coloro che erano messi al remo nelle galee. Questi erano schiavi (prigionieri nemici o Turchi comprati), forzati (condannati), bonevoglie (volontari pagati), scapoli (giornalieri slegati).

Coffa
Piattaforma semicircolare che trovasi su ogni albero dei velieri a vele quadre, un po’ al di sotto dell’estremità superiore del tronco maggiore, con la parte rotonda rivolta verso prora. E’ sorretta dalle barre costiere e traverse. Ai suoi orli laterali si tende il cordame che tiene ferma lateralmente la parte media dell’albero, ossia le sàrtie di gabbia, le quali, in tal guisa, formano l’angolo necessario per compiere il loro ufficio. Sulla coffa fanno capo alcune manovre correnti delle vele superiori. Essa inoltre costituisce un comodo per i marinai che debbono lavorare alle vele, ed è un ottimo posto di vedetta. E’ circondata da una ringhiera, meno che nella parte di prora. Il nome ebbe origine sui galeoni dove le coffe avevano la forma della cesta fonda che si chiama coffa o corba. Le galee non avevano coffe ma portavano al solo albero di maestra, presso il calcese, una specie di cesta formata da assicelli di legno, a cui si dava il nome di gabbia, che aveva soltanto l’ufficio di posto di vedetta. Pare che si chiamasse anche gatta o gatto.

Collo
Ciascuna delle spire, sovrapposte le une alle altre, con cui si ripiega un qualsiasi cavo per riunirlo in piccolo spazio.

Colombiere
In ognuno degli alberi d’un veliero a vele quadre, la parte superiore del tronco maggiore e quella dell’ albero di gabbia, compresa tra le barre costiere e la testa di moro relativa.

Comito
Il primo dei sottufficiali di ogni galea, a cui era affidata la direzione della manovra delle vele e di tutti i servizi marinareschi. Le galee capitane a volte ne avevano due. L’archinauta dei Greci e dei Romani, il nostro nostromo.

Contre
Pezzi di grosso cavo attaccati alle bugne dei trevi, che servivano a rinforzare le mure e le scotte, e a tenere le bugne accostate alla murata.

Coperta
Il ponte superiore, che si estende per tutta la lunghezza del bastimento ed è parte integrante della sua struttura, concorrendo alla sua robustezza e resistenza. Pertanto è il “ponte principale”. Può essere internamente scoperto oppure sottostare ad altri ponti parziali, sorretti da leggere sovrastrutture. Come gli altri ponti, anche sulle navi in ferro si usa spesso rivestirlo con un fasciame in legno.

Corridore
Nella sistemazione delle sartie e dei paterazzi è un pezzo di corda che si passa nelle bigotte di ciascuno di essi, per dar loro la tensione necessaria.

Corsa
L’insieme delle azioni guerresche che, in passato, taluni privati eseguivano con navi armate, per conto e con l’autorizzazione di uno Stato allo scopo di danneggiare il commercio dei nemici e impedire quello dei neutri (guerra di corsa). L’autorizzazione veniva data con le cosiddette lettere di marca. Nella Convenzione internazionale di Parigi (1856) si dichiarò l’abolizione delle guerra di corsa. Ma durante la guerra del 1914-1918 gli atti di guerra compiuti da navi mercantili furono frequentissimi e assunsero grande importanza. La diretta dipendenza delle navi mercantili dallo stato e la cessione del loro comando ad ufficiali della Marina militare non mutarono la realtà dei fatti. Si può quindi asserire che in sostanza la guerra di corsa non è stata abolita (v. Encicl. It. XI).

Corsaro
Chi, legalmente autorizzato dal proprio governo, durante una guerra marittima, dava caccia a navi nemiche per predarle (v. bucanieri, filibustieri, pirati).

Crocetta
Sulle navi a vela, due pezzi di legno o ferro messi trasversalmente alle barre costiere degli alberi maggiori per sostenere le coffe, e altrettanti posti sulle costiere degli alberetti, per dare alle sartie di questi l’appoggio e l’angolo necessario.
Le ultime, poste nella parte estrema superiore degli alberi di gabbia, prendono il nome dei pennoni che stanno immediatamente al disopra:
-Crocette di velaccino: quelle dell’albero di trinchetto.
-Crocette di gran velaccio: quelle dell’albero di maestra.
-Crocette di belvedere: quelle dell’albero di mezzana. Anche Barre.
-Buttafuori di crocetta: V. Buttafuori.

Crociare
Incrociare.
D
Il nome di una bandiera quadra della serie da segnali del Codice Internazionale.
Alzata sola significa: Mantenetevi largo da me. Sto manovrando con difficoltà..

Darsena
Nella parte più interna degli arsenali e dei grandi porti, ciascuno di quegli specchi d’acqua cinti da opere in muratura (officine, magazzini) e da banchine, che offrono un rifugio comodo e sicuro alle navi che debbano sostarvi più a lungo.
Darsena vista dall’interno, in un disegno di J.-J. Baugean, 1817, da Collection de toutes les èspeces de bâtiments marchands qui naviguent sur l’Océan et dans la Méditerranée, Paris, 1802, 72 incisioni (riproduzioni di Giovanni Santi-Mazzini, Ars Maritima: navi e barche dal XVI al XIX secolo, Gribaudo, Cavallermaggiore, 2000)

Dead freight (ingl.)
Vuoto per pieno.

Dead weight (ingl.)
“Peso morto”. Espressione d’uso internazionale che designa la capacità di carico d’una nave in tonnellate di peso. Corrisponde alla nostra “portata”.

Deep tanks (ingl.)
Espressione d’uso internazionale che designa sulle navi mercantili le casse in cui s’immette l’acqua di mare come zavorra.

Defilare
Sfilare in parata di navi leggere, l’una dopo l’altra, ad alta velocità, a pochi metri di distanza dalla poppa d’una nave in moto, tagliando ad angolo retto la sua rotta.

Delegato di spiaggia
Il funzionario che regge una delegazione di spiaggia.

Delegazione di spiaggia
Ciascuno degli uffici ai quali, nei luoghi d’approdo di poca importanza (spiagge aperte, piccoli porti per il naviglio peschereccio), sono affidati gli eventuali servizi della Marina mercantile e la vigilanza sul demanio marittimo. Dipendono dagli uffici di porto dei circondari marittimi in cui sono compresi.

Diamante
La parte dell’ancora dove il fuso si unisce alle marre, e dove, pertanto, è massimo lo sforzo, sotto la trazione della catena d’ormeggio. Un’accurata costruzione e un maggior spessore del metallo offrono la resistenza necessaria. Nelle ancore del tipo tradizionale, questa parte, di solito, termina all’esterno e in basso, con un accenno di punta.

Doppino
Il punto di piegatura di una corda piegata a doppio su se stessa.

Dormiente
Il punto in cui è fissato il capo d’una corda avente un determinato e permanente scopo e che perciò passa, dopo, in qualche bozzello o cavatoio e viene sul ponte per essere eventualmente tirata. Quel capo della corda prende lo stesso nome di dormiente, mentre il capo opposto si chiama tirante.

Draglia
Nome generico dei cavi che si distendono in perfetta tensione, fermandoli ai capi per gli scopi seguenti:
– draglie dei fiocchi: distese obliquamente tra l’albero di trinchetto e il bompresso per farvi scorrere, mediante anelli, e distendervi le ralinghe d’inferitura di alcune di quelle vele che si chiamano “fiocchi”, quando occorre spiegarle.
– Draglie delle tende: tese orizzontalmente su apposite aste verticali (candelieri), alla periferia dei ponti scoperti, per legarvi le tende dopo averle spiegate.

Drizza
Nome generico delle manovre correnti che hanno l’ufficio di alzare al loro posto le vele. Per quelle inferite a pennoni, antenne, picchi e pennole, le drizze agiscono su queste verghe alzandole insieme alle vele; per i fiocchi e le vele di strallo agiscono direttamente sull’angolo superiore di tali vele.
E
Nome di una bandiera della serie da segnali del Codice internazionale.
Alzata sola significa: Sto accostando a dritta..

Effemeridi
Nome generico di alcune pubblicazioni che contengono, in corrispondenza delle ore del primo meridiano, tutti i dati che definiscono le posizioni degli astri sulla sfera celeste, e altri elementi e correzioni occorrenti per alcuni calcoli nautici. Le migliori sono quelle calcolate e pubblicate da enti statali. In Italia le Effemridi Astronomiche dell’ Istituto Idrografico della Marina.

Embolus (basso lat., genovese sec. xiii)
In Genova e nelle colonie liguri, luogo pubblico dove prendevano posto i venditori di merci, per mezzo del pagamento d’un diritto al comune.

Equilibrio velico
Poiché in ogni veliero vi è una parte della velatura (quartiere di poppa) che fa girare la nave avvicinando la prora al vento (orzare), e una parte (quartiere di prora) che ha l’effetto rotatorio opposto (puggiare), si chiama “Equilibrio velico” il compenso delle due azioni contrarie che si raggiunge proporzionando opportunamente le due parti della velatura totale. In generale si preferisce lasciare al veliero una leggera tendenza all’orza.

Estrarre
Levare dal fondo delle caldaie a vapore marine l’acqua che incomincia a saturarsi di sale marino, perché non si formino concrezioni nocive al funzionamento delle stesse. Si usano rubinetti e tubi d’estrazione.

Estuazione
Bollimento della marea. E’ termine medico e il significato marinaresco è solo del Guglielmotti, del Corazzini e dell’ Enciclopedia Hoepli.

Estumescenza
Gonfiamento del mare per flusso. Voce del Guglielmotti, altrimenti sconosciuta.

Euforbia
Erba usata per avvelenare le acque a scopo di pesca. Anche “erba cipressina”.

Euro (term. lett. ant.)
Vento da levante.

Evaporatore
Specie di caldaia in cui s’immette acqua di mare per evaporarla e condensarne il vapore. Si ottiene così l’acqua dolce necessaria all’alimentazione delle caldaie e alle lavande.

Evoluzione
L’insieme dei percorsi rettilinei e curvilinei compiuti da una o più navi per un determinato scopo di manovra o tattico.
F
Nome di una bandiera della serie da segnali del Codice internazionale.
Alzata sola significa: Sono inabilitato. Comunicate con me..

Faggia
Sorta di pesca consistente nel pigliare i pesci colla fiocina, nelle notti buie, dopo averli sbalorditi, accendendo dei fascetti di canne. Voce veneta.

Fagotto
Fascetto di stipa per bruscare la nave (= brusca).

Falca
– Ciascuna di certe tavolette opportunamente sagomate che si sovrappongono all’orlo superiore dei fianchi dei piccoli bastimenti per rialzare il bordo e diminuire l’entrata dell’acqua dal lato di sottovento, nella navigazione con mare grosso.
– Ciascuna delle piccole tavolette con cui si chiudono le scalmiere delle imbarcazioni quando navigano alla vela.

Falchetta
Pezzo di costruzione che nelle imbarcazioni forma l’orlo superiore di ciascun fianco, nel quale, in corrispondenza dei banchi, sono scavate le scalmiere, o sono infissi gli scalmi per l’appoggio dei remi.

Falcone
– Pezzo di legno piantato fortemente a terra per offrire una presa agli ormeggi, quando non ve ne sia una migliore.
– Nelle manovre di forza a terra, lungo pezzo di legno che si dispone a un luogo stabile, inclinato all’insù per sostenere un argano. Dicesi anche “vette” (Corazzini).

Falsobraccio
Nome generico delle grosse corde, però flessibili e maneggevoli (canapa o altra fibra vegetale) che si usano pel tonneggio e per ormeggi temporanei (Bardesono).

Fanfarino
Grosso cavo torticcio (gomena o gherlino) che sulle navi a vela e a vapore si usava per alzare l’elica quando si voleva navigare con le sole vele.

Faraglione
Grosso faro (Guglielmotti).

Faraglioni
Scogli alti e sottili.
Faraglioni di Capri: i tre scogli presso la Punta Tragara (Monacone, Stella, Scopolo)
Faraglioni di Trezza: le Isole dei Ciclopi (Catania).
In spagnolo farallòn. Forse deriva da “faraglione” per la somiglianza.

Fasciame
L’insieme delle tavole sulle navi in legno, delle lamiere su quelle in ferro, che rivestono all’esterno e all’interno l’ossatura della nave.

Fata morgana
Fenomeno di riflessione totale negli strati atmosferici, che fa apparire nell’aria le figure di colonnati, fabbricati, alberi, colline, navi e altre cose. Si manifesta più di tutto nello Stretto di Messina.

Felza
La parte coperta della gondola, dove sono i sedili.

Ferzi
Le strisce di tela cucite l’una all’altra, che formano l’ampiezza della vela.

Femminelle
Le femmine dei cardini del timone. Sono degli occhi risultanti dalla piegatura a doppio di piccole strisce di bronzo (bandelle), le cui branche sono inchiodate ai due lati del controdritto di poppa (dritto del timone). In essi si introducono gli agugliotti del timone.

Filare
Far scorrere un cavo o una catena con lentezza e continuità, assecondando la forza di gravità o una qualsiasi forza che solleciti, mantenendosi però sempre pronti a trattenerlo.

Filibustieri
Società di avventurieri francesi, inglesi, olandesi che, dopo la sconfitta dei Bucanieri, occupate alcune isole del Golfo del Messico, continuarono la mapagna piratesca contro le navi spagnole, e le città e i paesi costieri. Favoriti dapprima dalla Francia e dall’Inghilterra, alla fine del secolo XVII furono dispersi dalle potenze marittime. Loro stessi si chiamavano Fratelli della costa (v. bucanieri, corsari, pirati).

Fischio del nostromo
Era il fischietto usato a bordo dal nostromo per impartire ordini all’equipaggio con trilli variamente modulati, sì da evitare che il rumore circostante potesse sopraffare la sua voce.
Lo strumento è di origine britannica, attestato sin dal Medioevo, ma è invalso nell’uso corrente degli ufficiali da quando, nel tardo Seicento, Lord Heigh lo adottò come segno distintivo del suo rango di ammiraglio della flotta. La Rivista Marittima ne ha pubblicato la storia in un supplemento (marzo 1998) dedicato alla Storia delle segnalazioni marittime, di Giuseppe Mataluno.
Oggi è impiegato nella stessa funzione sulle navi scuola, altrimenti serve per “rendere gli onori” al comandante, agli ufficiali e alle persone di riguardo quando salgono a bordo o lasciano la nave.
Si compone di tubicino detto “cannone”, anello – detto “maniglia” – attaccato all’estremità terminale dell’impugnatura, detta “chiglia”, e di pallina forata da cui esce il suono, detta “boa”.
Si impugna all’altezza della “chiglia” tra pollice e indice, mentre le altre dita regolano l’intensità e la modulazione del suono, che include una nota alta e una bassa, e tre toni: pieno, modulato e trillo.
Il modello italiano, a differenza – per esempio – dal modello francese, ha il “cannone” piuttosto largo, tale da richiedere un certo sforzo di insufflazione, cosicché i nostri nostromi lo “personalizzano” schiacciandolo leggermente in modo da ridurne la sezione.

Forcipe
Tenaglia per prendere i pesci di scoglio.

Fori di biscia
Nelle navi di legno, ognuno degli intagli praticati nei madieri per lasciar passare l’acqua che si accumula nelle sentine, e portarla al pozzetto di raccolta.

Frangiflutto
Opera di difesa esterna di un porto o di una rada, destinata a rompere l’impeto delle onde.

Fuso
– La parte centrale e rettilinea dell’ancora, alla cui estremità si trovano da una parte il ceppo e la cicala, e dall’altra le due marre.
– Fuso dell’argano: il suo asse o albero centrale di rotazione.
G
Nome di una bandiera della serie da segnali del Codice internazionale.
Alzata sola significa: Ho bisogno del pilota.

Gabbia
– Sulle galee e altre navi del periodo remico, quella specie di gerla o cofano, che esse portavano sotto al calcese dell’albero di maestra, per tenervi le vedette.
– Con l’adozione dell’attrezzatura a vele quadre, al principio la voce designò ciò che poi prese il nome di coffa (però con funzioni e posizione diverse), e poi divenne il nome della vela quadra immediatamente superiore alla coffa.

Galeotto
– Colui che vogava o serviva sulle galee o su altre navi.
– Forzato.
– Galeotto dapprima era il Buonavoglia. Il Boerio (1829) aggiunge che “ora dicesi galeotto anche al forzato”. Alle femmine in cambio della gale(r)a si dava la frusta.

Gassa
v. Nodo a gassa

Gherlino
– Cavo torticco, commesso come le gòmene, cioè due volte, ma meno grosso di quelle. Si adopera per tonneggio, per rimorchiare, per ormeggio d’ancorotto. Anche Mingherlino.
– Gherlino a coda di topo: dicesi di gherlino terminato in punta, onde poter farlo passare facilmente per qualche buco senza che si disfaccia per lo sfregamento.

Ghia
Cavo inferito a uno o due bozzelli, che si adopera per manovre correnti dei pennoni e delle vele, o per sollevar pesi.

Ginocchio
La parte centrale e cilindrica del remo che si appoggia alla falchetta o entra nella scalmiera: è la parte che trasmette il movimento all’imbarcazione.

Gomena
Cavo torticcio di canapa, anticamente usato per l’ormeggio dell’ancora. La sua lunghezza era di 200 metri e la sua circonferenza di tante volte 4 cm, quanti metri misurava il baglio maestro, da un minimo di 20 fino a un massimo di 60 cm. E’ il cavo di maggior grandezza usato in marina. Oggi le navi che ne sono dotate, l’usano per ormeggio poppiero e talvolta per rimorchio.

Gratile
Orlatura del fondo nella vela latina, distesa dal carro alla scotta. Dove s’incontra il reticolato dei ferzi.

Grippia
Cavo che si lega per un capo al diamante dell’ancora e per l’altro a un gavitello o galleggiante. Per l’eventualità di doversene servire per tirar su l’ancora, la grippia dovrebbe essere tanto robusta da poter reggere il peso di questa. Ma più comunemente si usa per indicare, mediante il gavitello, il punto del fondo del mare dove l’ancora si trova: per questo scopo non è necessario un cavo molto resistente. Occorre conoscere tale punto con esattezza, nell’eventualità che la catena si spezzi, come può accadere quando si ancora in acque profonde, ovvero con troppo abbrivio o per cattivo tempo, quando la nave è ancorata in rada battuta dalla traversia. Per tutte queste eventualità è opportuno “dar fondo con grippiale”. Anche se la catena non si spezza, la grippia serve per rintracciare l’ancora, quando nel lasciare l’ancoraggio, si debba “filare per occhio”. In tutti i casi suddetti, quando si deve tirar su l’ancora, non ci si serve della grippia, ma vi si lega un cavo più robusto per mezzo del palombaro, e successivamente vi si ammaniglia la catena. L’indicazione del punto dell’ancora serve anche per dar modo di regolare esattamente il proprio punto di fonda a una nave che l’ha preceduta, e quando la seconda debba porsi su di un rilevamento e a una distanza prestabilita dalla prima.

Grisella
Cavetto di canapa, di solito incatramato, fissato tra le sartie, che formano degli scalini, dei quali si servono i marinai per salire sugli alberi. Può anche essere metallica.

Guaina
Piega o striscia di rinforzo, nelle vele, nelle tende, nelle bandiere ecc.
H

Hall
Tipo di ancora moderna senza ceppo, molto usata per la sua praticità. Viene tenuta a bordo col fuso rientrato in cubia, ciò che consente rapidità e facilità di manovra, sia nel salpare sia nel dar fondo, non essendovi bisogno di gru e relativi attrezzi (Imperato).

Harmattan
Vento secchissimo e carico di polvere, intermittente nell’inverno, sulle coste dell’Africa occidentale, in ispecie dal Senegal alla Guinea. Detto il dottore (Cfr. Encicl. It. XVIII)

Honerare (basso lat., genov. sec. xiii)
Caricare.

Hublot (franc.)
Voce usata di frequente nella marina italiana, a volte nella forma Oblò, per indicare i portellini di murata.
I
Nome di una bandiera rettangolare, gialla, con un disco nero al centro, della serie dei segnali del Codice internazionale.
Significa: Sto accostando a sinistra.

Iadi
Altro nome delle Pleiadi (pop. “gallinelle”), ossia le “stelle della pioggia”, che sorgono quando comincia la stagione piovosa.

Idrocelere
Macchina idraulica per l’alaggio dei bastimenti.

Idrocorsa
Idrovolante da corsa, dotato di speciali motori e caratteristiche strutturali per sviluppare le massime velocità, in progressivo aumento dipendentemente ai perfezionamenti tecnici, e di continuo messe in evidenza nelle competizioni internazionali per il primato di velocità su base misurata. Primato italiano (ottobre 1934): per una velocità di chilometri 709,202 all’ora.
I voli si svolgono su laghi o su specchi di mare molto tranquilli, data l’elevata velocità di ammaraggio, che non potrebbe ridursi al di sotto di un certo limite senza compromettere il sostentamento dell’aeromobile, dato che, allo scopo di diminuire al più possibile la resistenza al moto, la portanza è assicurata con piccola incidenza alle ali e con forte carico alare. Causa le difficoltà di atterraggio in tali condizioni si preferisce per i tipi da corsa l’idrovolante all’aeroplano.
Per gli idrocorsa si richiedono anche spiccate qualità professionali del personale e uno speciale addestramento, che in Italia viene svolto presso la Scuola di Alta Velocità a Desenzano sul Garda.

Idrofono
Apparecchio elettro-acustico per rivelare la presenza di una nave e per determinare o per determinarne il rilevamento mediante la ricezione dei rumori subacquei che da essa provengono, principalmente di quelli prodotti dall’elica in movimento. Gli idrofoni possono servire anche per la ricezione di trasmissioni acustiche subacquee, per la quale però sono più convenientemente usati i segnalatori subacquei. Gli idrofoni costituiscono pure l’organo raccoglitore delle onde acustiche subacquee in taluni tipi di scandagli acustici.
Gli idrofoni furono dapprima usati durante la guerra 1914-18 dai cacciasommergibili per scoprire la presenza di sommergibili nemici immersi. Posteriormente si sono sviluppati idrofoni di altro tipo, destinati allo scopo reciproco, per mettere cioè i sommergibili in grado di scoprire la presenza di navi nemiche e di avvcinarsi ad esse per l’attacco e per il lancio dei siluri, rimanendo in immersione.
In mancanza di idrofoni il sommergibile dovrebbe manovrare con periscopio in affioramento, esponendosi così al rischio di essere avvistato da unità nemiche, di superficie e aeree.
Gli idrofoni si usano anche in impianti costieri per la difesa antisommergibili e in impianti di balipedio per la determinazione dei punti di caduta dei proiettili.

Idrografia
Scienza che tratta dei problemi teorico-pratici relativi ai rilievi del fondo del mare, dei laghi, dei fiumi e delle coste adiacenti, e alla costruzione delle carte nautiche con i particolari necessari per il navigante.
Indica anche la raccolta delle carte nautiche, dei portolani, e delle altre istrumentazioni per i naviganti, che riguardano un determinato mare o bacino o altra ripartizione.

Idrologia
Scienza che studia il ciclo terrestre che compiono le acque da quando, sotto forma di precipitazione liquida o solida, cadono sulla superficie della Terra a quando, per diverse vie, o ricapitano al mare, o si disperdono definitivamente nel sottosuolo o, infine, ritornano per evaporazione all’atmosfera.

Idrometro
Apparecchio per misurare la profondità dei corsi d’acqua.

Idroscopio
Specie di cannocchiale per esplorare il fondo del mare, inventato dal Pino.

Igrometro
Strumento di misura dell’umidità assoluta dell’aria, la quale viene generalmente indicata col peso in grammi del vapore d’acqua contenuto in un metro cubo di aria. A bordo e negli osservatori a terra si usa però misurare l’umidità relativa dell’aria mediante un altro strumento detto psicrometro.

Imbagliatura
– L’insieme dei bagli sistemati da un fianco all’altro della nave. La superficie di imbagliatura è quella su cui vengono fissati i corsi di tavole o di lamiere costituenti il fasciame dei ponti.
– L’unione dei bagli alle coste nella costruzione di una nave.

Imbonare
Riempire un vuoto tra i membri o tra le coste di un bastimento.

Impegolare
Impeciare

Impiombatura
v. Nodo d’impiombatura

Incappellaggio
L’insieme dei mezzi di attacco delle manovre a una stessa estremità superiore di un albero, o a una stessa varea di un pennone.

Incocciare
Infilare il gancio di un bozzello, di un cavo di manovra, di un penzolo, di una gaffa, a un golfare, a un anello, o altro punto di presa, ovvero alla redancia di una vela, di una tenda, o alla gassa di un cavo.

Inferitura
– In ogni vela, il lato che si allaccia (s’inferisce) al pennone, all’antenna, al picco, alla draglia o strallo.
– In ogni bandiera, il lato foggiato a guaìna, che si annoda alla corda che deve alzarla. Anche Guaìna.

Intregnare
Passare negli incavi tra i legnoli una cordicella atta a riempirli, per rendere la superficie del cavo abbastanza tonda e liscia, prima di bendarla.

Intugliatura
v. nodi

Iole
Le imbarcazioni a remi, leggere e sottili, destinate al capitano e agli ufficiali delle navi mercantili. Detta anche Scappavia.
J
Nome di una bandiera della serie da segnali del Codice internazionale. Alzata isolatamente significa:
“Sto per segnalare con il telegrafo a braccia”.

K
Nome di una bandiera della serie da segnali del Codice internazionale. Significa:
“Desidero comunicare con voi”.
L
La bandiera da segnali corrispondente a questa lettera significa sul Codice internazionale (ed. 1933):
“Fermatevi, ho bisogno di comunicarvi”.

Lacia
Erba con cui si avvelenano le acque, dove si vuol pescare (lig. Sec. XVI)

Lanata
Grossolano pennello formato da un bastone guarnito a un capo con pelle di capra, che serve per applicare alla carena la miscela di pece e catrame per il calafataggio.

Lanciasagole
Piccolo cannone con sistemazione fissa che, per mezzo di una debole carica, può lanciare un proiettile leggero, cui è legata una cordicella (sagola), che viene usato per operazioni di rimorchio o di salvataggio.

Lande
– Nei velieri, le spranghe di ferro imperniate all’esterno del bordo in corrispondenza degli alberi tra il parasartie e il capo di banda. Servono a tener fermo il sartiame, essendovi fissate le bigotte o gli arridatoi a vite, cui fan capo le sartie.

Lanterna
Sasso bianco, o osso di seppia, o mascella d’asino, o fazzoletto bianco, ecc., legato a una fune e calato nella camera della tonnara per attrarre i tonni dal fondo a galla e poterli contare.

Lapazza
Rinforzo che si applica a un pennone, a un’antenna, a un albero, per evitarne la rottura o per ripararla in modo provvisorio. Le lapazze sono generalmente costituite da lunghi pezzi di legno sagomati o da lamiere di ferro, inchiodati o imperniati e assicurati con forti legature in cavo o con collari di ferro. Le lapazze possono essere costituite anche con aste, barre d’argano, ceppi di legno di ancore, ecc.

Lapidaria
Chiatta romana per trasporto.

Legnuolo
L’insieme, nei cavi vegetali, di più filacce avvolte a spirale con torsione in senso contrario a quella delle filacce stesse. Con la commettitura dei legnuoli, torti nello stesso senso delle filacce, si formano i cavi.

Livarda
Asta diagonale fissata a piè d’albero che, invece dell’antenna, sostiene e distende l’angolo superiore poppiero della vela a tarchia.
M
Bandiera da segnali di forma rettangolare turchina con due strisce bianche diagonali a guisa di croce di S. Andra.
Se alzata isolatamente, nel Codice internazionale dei segnali significa : Ho a bordo un medico.

Macaisa
Albero delle Filippine, atto a fornire legno leggerissimo per piccole imbarcazioni.

Maccaja
In genovese, vuol dire tempo umido.

Maccheria
Calma di mare senza moto, quando il cielo è nuvoloso.

Machia (anconetano)
Strappo nelle vele o nelle reti (perché somigliante a una macchia).

Madia
Cassa traforata per far scolare il catrame soverchio delle corde incatramate.

Madiere
Nelle navi di legno, pezzo centrale delle ossature del primo ordine, che appoggia direttamente sulla chiglia, più robusto degli altri scalmi. In corrispondenza al madiere si trovano nel secondo ordine i due ginocchi.
Nelle navi in ferro le ossature sono rinforzate nella parte più bassa al fondo della nave generalmente per mezzo di una lamiera madiera. I madieri resistono agli sforzi dovuti ai pesi che gravano sui ponti e sulle murate e tendono a deformare il fondo verso l’alto.

Maglio
Martello di legno del calafato per affondare il maguglio.

Maguglio
Cavastoppa, becco corvino.

Majaqua
Albero di Cuba, la cui corteccia dà fibre usate per la preparazione di corde resistenti alla siccità e all’umidità.

Manajo
Albero delle Filippine che dà un legno usato per foderare le imbarcazioni.

Mancina
Macchina per sollevare grossi pesi da imbarcare o sbarcare, agendo in posizione laterale rispetto alla loro verticale, costituita essenzialmente da una struttura metallica (talvolta anche in legno) inclinata e sporgente per il necessario sbraccio, alla cui estremità superiore c’è un grosso paranco in cavo o in catena, i cui tiranti, mediante rinvii, sono azionati da argani o verricelli. Il sollevamente dei pesi in talune mancine si effettua per mezzo di un cilindro idraulico, situato all’estremità superiore invece del paranco, La mancina può essere girevole intorno al proprio asse verticale, e l’inclinazione della struttura può essere variabile per regolare lo sbraccio.
Con la mancina è stato appena issato un albero sulla nave. Incisione di J.-J. Baugean, data non nota (da Giovanni Santi-Mazzini, Ars Maritima: navi e barche dal XVI al XIX secolo, Gribaudo, Cavallermaggiore, 2000)

Mandola
Bozzelletto sprovvisto di puleggia atto a guidare le manovre minori (da “mandorla”, per somiglianza).

Mandracchio, mandraccio
Darsena, dove si ormeggiano i piccoli bastimenti. Termine registrato fin dal sec. XVI.

Maniglione
Maniglia più grande delle altre, che unisce la prima lunghezza di catena all’ancora. Un altro maniglione assicura la cima posteriore della catena all’apparecchio a scocco situato nel pozzo.

Marra
Ciascuno dei bracci o raffi con cui l’ancora si interra nel fondo. Da una a quattro.

Maschette
Due pezzi di legno o di ferro, imperniati a lati della parte estrema superiore di ognuno dei tronchi maggiori dell’alberatura dei velieri, sui quali poggiano le costiere.

Mataffioni
Cordicelle per legare le vele o le tende.

Monossilo
In Guglielmotti e Corazzini: barca scavata d’un solo tronco d’albero.

Morsello
Trecce a tralice fatte con filacce di cavo usato. Serve per legature provvisorie, per stroppi di scalmi da remi, ecc. Se ne dispone un certo numero ai piedi degli alberi per l’occorrenza.

Murata
Il prolungamento della superficie della carena al di sopra del piano di galleggiamento da ciascun lato della nave fino al ponte di coperta e relative strutture.
N
Nome di una bandiera da segnali.
Se alzata isolatamente nel Codice internazionale dei segnali significa : No.

Nassa
Cesta di vimini o di giunchi intrecciati a forma generalmente conica, fornita di due aperture: l’una al vertice, chiusa durante la pesca, per immettervi l’esca e ritirare il pesce; l’altra, più grande, alla base, con gli orli rovesciati e prolungati a ritroso verso l’interno, in maniera da costituire una bocca più ristretta fornita di punte, che impediscono al pesce di uscirne. Serve per la pesca e per vivaio. Le nasse si usano isolate o a gruppi legati a una corda con la quale vengono recuperate.
In Sardegna con le nasse si pescano le aragoste.
Pesca con nasse, reti, lenza, in un mosaico del III secolo d. C.
Sousse, Tunisia, Museo Archeologico (Donati e Pasini, 1997)

Natta
Stuoia fatta di canne o specie di copertoio fatto di canne spaccate e intrecciate le une con le altre, o di scorze d’alberi di cui servonsi nelle navi per guarnire o foderare il posto dove stanno il biscotto, le vele, la stiva, quando è piena di grani, per difenderli dall’umido. Anche canniccio.

Navalestro
– Colui che per mercede fa attraversare i fiumi sopra una grossa barca detta Nave.
– Colui che naviga su per i fiumi di poco fondo, non usando remi per muovere la barca, ma puntando al fondo con una lunga pertica, e così spingendo la barca innanzi.

Nembaizza (venez.)
Cielo che minaccia tempesta.

Nembo
Massa di forte spessore di nuvole oscure, senza forma definita, a margini frastagliati e dalla quale cadono generalmente pioggia o neve persistente. Talora il nembo si squarcia in brandelli che possono rimanere anche sotto il nembo principale.
Secondo una convenzione internazionale, i nembi vengono classificati fra le nuvole cella zona inferiore dell’atmosfera, aventi cioè un’altezza inferiore ai 2000 metri.

Noce
Rigonfiamento a forma di noce della parte superiore degli alberi di legno, immediatamente al di sotto del colombiere e delle estremità dei pennoni in legno, in prossimità delle varee, derivante dal maggior diametro che si dà alle parti stesse in relazione allo sforzo che sono destinate a sopportare.

No cure no pay (ingl.)
“Nessuna assistenza, nessun pagamento”. Denominazione di una convenzione divenuta di uso generale, in base alla quale l’impresa di salvataggio si obbliga di fare tutti gli sforzi possibili per salvare la nave e il carico, provvedendo a suo proprio rischio quanto occorre alle relative operazioni a avendo diritto alla retribuzione stabilita nel solo caso di utile risultato dei suoi servigi. Se l’esito del salvataggio è solo parzialmente favorevole, e non è imputabile all’impresa alcuna negligenza o mancanza di ordinaria utilità, è dovuto un ragionevole compenso, non superiore a una determinata percentuale delle cose salvate.

Nodo
v. Nodi

Nonio
Dal nome Nonius, latinizzato, di Pedro Nuñes (1492-1577) che lo inventò. Dispositivo che permette di leggere una data frazione di intervallo in una scala graduata (Zingarelli 2001).

Nostromo
In passato era preposto alla gestione delle attrezzature veliche della nave e, quindi, era colui che più degli altri doveva impartire ordini ai subordinati. Usava pertanto lo strumento noto come “fischio del nostromo”.
O
Nome di una bandiera della serie dei segnali del Codice Internazionale. E’ di forma rettangolare, suddivisa per diagonale in due triangoli rettangolari, quello inferiore e adiacente all’inferitura giallo, quello superiore rosso.
Significa: Uomo in mare.

Occhi di cubia
Foro situato presso la prua della nave, sul fasciame esterno laterale dello scafo, cui fa capo un grosso tubo che porta fino al ponte di coperta. In questo canale passa la catena dell’ ancora.

Occhiaia
Il luogo dove stanno gli occhi e gli occhielli delle gomene, delle pulegge, dei terzaruoli e simili (Guglielmotti).

Occhiellaio
Maestro velaio che pratica gli occhielli alle vele.

Occhielli
Piccoli fori fatti agli orli d’inferitura delle vele o alle bende dei terzaruoli o agli orli delle tende, brande, cappe, sferzi, ecc., per passarvi legature, e rinforzati, a seconda dei casi, con orlature di spago o con piccoli anelli metallici, detti anch’essi Occhielli.

Odometro marino
Solcometro (Guglielmotti: term. non usato).

Oliera
Vaso di latta con lungo becco e coperchio, che serve a versare l’olio sulle varie parti d’una macchina, o su altro strumento di ferro soggetto allo sfregamento.

Olona
Tela resistente che si usa per le vele e le tende.

Ombrinale
Ciascuno degli orifizi di cui sono muniti i ponti e le sovrastrutture delle navi per lo scolo dell’acqua di lavaggio, della piovana e di quella eventualmente imbarcata sotto i colpi di mare, mediante tubi di scarico che, a seconda dei casi, vanno a sboccare fuori bordo a murata, in sentina, o sui ponti scoperti sottostanti alle sovrastrutture, e che possono essere costruiti in acciaio galvanizzato, in ferro zincato, in rame o in piombo.

Opposizione
Posizione di due astri rispetto alla terra allorché le loro longitudini geocentriche e le loro ascensioni rette differiscono di 180 gradi o di 12 ore, in modo cioè che rimangono da parti opposte. La Luna è in opposizione col Sole al plenilunio. Passano in opposizione col Sole i pianeti maggiori esterni e gli asteroidi (orbita esterna a quella della Terra).

Orbo
– Del gavitello che non galleggia e sta sott’acqua.
– Ancora orba: ancora che ha una sola marra, e invece dell’altro braccio che potrebbe offendere il fondo del bastimento nei mari o nei porti di poca altezza d’acqua, ha un anello.

Orcipoggia
Paranco che in alcuni bastimenti a vela trovavasi tra orza e poggia, secondo il bisogno, faceva il servizio or di orza or di poggia.

Ordinata
Ogni sezione trasversale della carena, anche l’ossatura o fossa dello scafo giacente nello stesso piano trasversale.

Orecchino
Bozzello pendente da un’asta o da un pennone o da un albero.

Orecchioni
Le due brevi sporgenze cilindriche laterali, con cui le bocche da fuoco si appoggiano sui loro affusti e intorno alle quali si compiono i loro movimenti di elevazione. Negli affusti a culla gli orecchioni fanno parte di questa e non del cannone (Stratico).

Orza
Corda legata in cima al carro dell’antenna di una vela latina, per portarla dal lato di sopravvento.
P
Bandiera da segnali del Codice internazionale: di forma rettangolare turchina, avente nel mezzo un piccolo rettangolo bianco coi lati paralleli agli orli.
Alzata isolatamente significa: Tutti devono ritornare a bordo perché la nave è in procinto di partire, oppure (se in navigazione) I vostri fanali sono spenti o ardono male.

Pack
L’insieme di masse di ghiaccio, nei mari polari, sospinte le une contro le altre dai venti, dalle correnti, dalle onde contrastantisi, e così accatastate, con massi enormi ammucchiati in forma di torri.

Padellino
Arnese usato sui bastimenti, per raccogliere spurghi di passeggeri al fine di mantener pulite le camere e i ponti.

Padiglione
L’insieme del sartiame e degli stralli di ogni albero d’un veliero. In un albero a vele quadre si chiamano Basso padiglione. Padiglione di gabbia e Padiglione alto rispettivamente quelli del tronco maggiore, dell’albero di gabbia e dell’alberetto.

Paglietto
– Stuoia lavorata a trama con commando o con cordoni di cavi piani usati.
– Reti di canapi forti e grossi, distesi e legati fortemente intorno al bordo, o sospesi sul ponte come le tende, per impedire ai nemici l’arrembaggio. Sono rammentati nel 1636 con nome di  Ponte di corda, ma non risulta che siano stati detti Paglietti. Non si usano più.
– Riparo fatto intorno a una nave, con tele vecchie, brande, cordami, ecc., messi entro grosse reti, per difesa contro la moschetteria del nemico, in caso di combattimento.

Paglietti a tralice
Sono grossi paglietti costruiti con cordoni di cavo piano usato, della circonferenza di 7-9 cm, che si mettono sulle sartie o sui pennoni maggiori, per riparo contro lo sfregamento.

Pagliuolo
– L’insieme delle tavole o delle lamiere che coprono il fondo della stiva.
– Pavimento dei locali delle caldaie e delle macchine, costituito da lamiere di ferro facilmente amovibili, per poter eseguire la pulizia della sottostante sentina, e per visitare gli organi situati al di sotto del pagliuolato.
– Tavolato che copre il fondo della camera di poppa di un’imbarcazione.
– Qualunque strato di tavole disteso per collocarvi merci o materiali all’asciutto. Conviene fare un pagliuolo sulle navi che caricano granaglie alla rinfusa, al quale si aggiungono dei tavolati verticali, per assicurare l’immobilità del carico.
– Stanza della galea, con 3 compartimenti, in cui si tenevano il pane e i legumi, e nella quale si entrava per un boccaporto posto a destra, verso il mezzo della lunghezza del bastimento.

Paiolato
Tavole lignee piane, sovrastanti la chiglia di un’imbarcazione, così da consentirne il calpestio.

Palamaro (sec. xvii)
Canna da pescare.

Palamite
Sorta d’ordigno da pesca, consistente in una corda di canapa sottilissima, lungo la quale sono legate altre cordicelle, alle cui estremità libere pendono forti ami per pescare palamite.

Palanca
– Ponte volante che si pone tra il bordo d’una nave e una banchina, per imbarcare e sbarcare le persone.
– Curro grosso e rotondo per varare o rimettere bastimenti. I curri sono dei cilindri; le palanche sono delle tavole.

Palella
Ferro piatto.

Paletta
Ciascuna delle tavole di legno duro, o in lamiera di ferro, sistemate, per mezzo di staffe, alle estremità delle razze di propulsori a ruote che, facendo presa nell’acqua, determinano la spinta di propulsione del piroscafo.

Paranco
Sistema funicolare composto di due bozzelli, l’uno fisso e l’altro mobile, e di un cavo che passa per le pulegge di entrambi. Un’estremità del cavo è fissata allo stroppo di uno dei due bozzelli, e si chiama dormiente o arricavo; l’altra parte che, dopo il passaggio tra le pulegge, esce libera e deve sopportare lo sforzo che pone in movimento il paranco, si chiama tirante. Le varie passate del cavo nei bozzelli si chiamano fili del paranco. I paranchi si impiegano per ridurre la potenza necessaria a vincere una determinata resistenza; tale riduzione avviene in proporzione al numero dei fili che passano per il bozzello mobile. Nella stessa proporzione però si riduce anche lo spazio percorso dalla resistenza e pertanto il paranco è una macchina relativ

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